Dall’Atlante agli Appennini

Macaluso_vincenzo“La lunga fila di migranti si concentra in un denso e caotico stormo; si slanciano tutti insieme correndo sull’imbarcazione, che nell’impatto si schianta in un groviglio di corpi e assi di legno galleggianti; un ragazzino claudicante e una senegalese… rimangono travolti; i corpi sono deposti poco lontano sulla spiaggia”.

“La testa di Youssef ciondola sulla spalla di Sidi Habibi seguendo l’oscillazione sempre più forte del peschereccio; il rullio si confonde con quello del camion che un mese prima dall’aeroporto di Tunisi lo ha portato a Tripoli: un continuo dondolio di teste e gambe tra improvvisi sobbalzi nella strada accidentata. Un sonno a brandelli…”.

Non deve essere stato tanto facile per il piccolo Youssef intraprendere un viaggio molto pericoloso e difficile per la sua età. Youssef non fa certo parte di quel mondo cellofanato delle merendine o delle scarpette griffate cui si sofferma spesso la comunicazione per l’infanzia. Fa parte di un altro universo, quello di chi si deve guadagnare la vita con fatica e dolore e, quotidianamente, prova sulla propria pelle la carezza del freddo pungente, il selciato sotto la schiena, l’umidità, l’incertezza che piova da un momento all’altro, la paura di svegliarsi derubato.

Quello di Youssef è quasi un mondo a parte, quello degli immigrati, che ruota attorno a quelle persone molto spesso emarginate da una società ricca di valori vuoti nella loro intima essenza. Un mondo che per raggiungerlo e toccare con mano è necessario attraversare il “mare aperto” di un “blu senza scampo” “che a poco a poco si fa nero”. Un mare notturno dove l’orizzonte è dipinto nel cuore di Youssef, giovane marocchino alla ricerca della propria mamma di cui da troppo tempo non ha notizie. Di qui la ferma decisione di intraprendere il viaggio verso quell’isola sconosciuta chiamata Sicilia. E’ attorno a Youssef che ruota l’intero intreccio narrativo proposto dalla scrittrice calatina Maria Attanasio nella sua recente fatica letteraria dal titolo “Dall’Atlante agli Appennini” (Orecchio Acerbo Ediz., 2008, pp. 112).