Nella scrittura dell’Autrice si rileva l’impegno civile

Si tratta di un racconto bello, coraggioso, gravido di tante domande che portano, inevitabilmente, a tante riflessioni, ma anche un’occasione di rilettura e rivisitazione, in chiave moderna, di alcune delle pagine più amare di De Amicis – a cento anni dalla sua scomparsa – “Dagli Appennini alle Ande”, uno dei più celebri “racconti mensili” incastonati nel volume che ha rappresentato il “diario scolastico” di una nazione, il libro “Cuore”. Nella scrittura dell’Autrice si rileva l’impegno civile, la cocente rabbia davanti all’ingiustizia, ma soprattutto emerge dirompente la capacità di descrivere, raccontare, di rendere tangibile, il problema epocale delle migrazioni, i drammi che ne scaturiscono, lo strappo violento dalla propria cultura, famiglie smembrate, spesso alla deriva, alla ricerca di una terra lontana dal suolo natio.

Ma se titolo, trama, personaggi, presentano un richiamo esplicito all’epopea ottocentesca del piccolo Marco di deamicisiana memoria, “Dall’Atlante agli Appennini” è un tuffo spregiudicato e disinibito nella contemporaneità. Il penultimo racconto mensile del “Cuore” racconta l’odissea di Marco, “un ragazzo genovese di tredici anni, figliuolo d’un operaio” che parte da solo per l’Argentina alla ricerca della madre, domestica presso una ricca famiglia del posto, di cui non si hanno notizie da molti mesi. Maria Attanasio, che, magistralmente, ha sempre coniugato l’invenzione narrativa alla ricerca storica (“Correva l’anno 1698 e nella città avvenne un fatto memorabile” 1994; “Di Concetta e le sue donne”, 1999; “Il falsario di Caltagirone”, 2007), va dritta al cuore del dramma dei clandestini – partiti mille volte per sfuggire alla miseria e alla malasorte della loro anima peregrina – attualizzando la problematica della ricerca disperata e dell’esodo forzato mettendo al posto del ragazzino ligure un suo coetaneo marocchino nell’era “apocalittica della globalizzazione”, della tragica erranza degli ultimi verso mete che molto spesso si rivelano pure illusioni.