Redattrice della rivista “Tabella di marcia”

a href=”http://perlasicilia.it/file/2004/12/strage_cnc_caduti.jpg”>strage_cnc_cadutiMaria Attanasio, nasce a Caltagirone dove svolge l’attività di insegnante e dirigente scolastico. Inizia a pubblicare nel 1979 con “Interni” (pubblicato nell’antologia dei “Quaderni della Fenice”). La silloge “Nero barocco nero” (1985) segna il suo debutto nel campo della poesia. Seguono “Eros e mente” (1996) e “Amnesia del movimento delle nuvole” (2003). Redattrice della rivista “Tabella di marcia”, ha collaborato a diversi periodici (“Cobold”, “Nuovi Argomenti”, quotidiano “La Sicilia”). La prima prova nel settore della scrittura narrativa arriva nel 1994, quando pubblica per la Sellerio “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”.

Nel 1997 pubblica “Piccole cronache di un secolo”, un libro di racconti, ambientati nel XVIII secolo, scritto insieme al conterraneo Domenico Amoroso. Nel 1999 è la volta del bellissimo “Di Concetta e le sue donne”, con cui dà vita al personaggio di una donna (Concetta) immersa in un frammento di storia civile e politica della Sicilia di un tempo. Con “Il falsario di Calagirone” l’Autrice cerca di gettare luce su uno dei tasselli di memoria popolare del calatino: il “curioso caso”, ancora vivo nell’immaginario collettivo delle vecchie generazioni, di Paolo Ciulla che nasce a Caltagirone nel 1867 e finisce i suoi travagliati giorni nel 1931 nell’Albergo dei Poveri Invalidi, “passando per la rivoluzione, l’arte, il manicomio e la galera”. Il personaggio di Ciulla si rivela coma una sorta di Robin Hood, un leggendario amico dei poveri che pone al servizio del popolino la sua arte di pittore, la sua perizia di fotografo, il suo impegno sociale a difesa degli oppressi. “Chiddu ri sordi farsi” è l’epiteto che si è guadagnato nel corso della sua tormentata vicenda umana in giro per l’Italia, poi a Parigi, Buenos Aires e, infine, l’amaro ritorno nella sua città natale.

L’Attanasio racconta Ciulla e questi racconta se stesso. Racconta gli anni sofferti di fine ‘800 che lambiscono i primi decenni del nuovo secolo, il Novecento, caratterizzati da fermenti politici. E’ una Sicilia attraversata da nuove energie e idee. Ciulla è pittore finissimo in lotta con la forma (“la paralizzante bellezza della forma, in cui restava inevitabilmente prigioniero”), la sua omosessualità (vissuta con “esaltazione e vergogna” e usata come arma dai suoi detrattori per denigrarlo), il suo fervore politico, il circolo operaio, i compagni caduti nella lotta contro il regime.