Storia e invenzione nell’ultimo romanzo di Maria Attanasio

“Il Falsario di Caltagirone” ovvero quel curioso caso di Paolo Ciulla, “chiddu ri sordi farsi”

Qual è quel sottile confine che separa la realtà dalla fantasia, la verità dalla menzogna, la storia dall’invenzione narrativa? E’ la “grande” storia che si legge sui libri ad essere credibile o l’insieme delle micro-storie, piccoli tasselli nel grande mosaico della vita, a rendere più umane le vicende stratificate nel tempo? E ancora: quale voce, pensiero e comportamento può avere avuto un personaggio che è vissuto a cavallo tra l’800 ed il ‘900? La ricerca della verità, talora adombrata dall’oblio del tempo o dagli scarni supporti documentali, è molto spesso sommessa e faticosa.

Ricostruire una biografia, sviscerarla, seguirne il tracciato nel tempo e nello spazio significa rievocarne l’intima essenza, con il rigore dello storico ed il fervore narrativo del romanziere. A tali esigenze ha cercato di rispondere la scrittrice Maria Attanasio con il suo recente romanzo, “Il falsario di Caltagirone. Notizie e ragguagli sul curioso caso di Paolo Ciulla” (Sellerio Editore, Palermo, 2007, pp. 201). Nell’ambito delle iniziative culturali volte a far conoscere la produzione letteraria degli autori siciliani, il Centro Studi “F. Rossitto” ha recentemente promosso ed organizzato la presentazione del volume, per il quale Maria Attanasio ha vinto, a giugno scorso, il premio Vittorini. “Si tratta di una meritata attestazione” – ha puntualizzato il Presidente del Centro Studi (on. Giorgio Chessari) nel corso del discorso introduttivo alla serata – “che colloca la scrittrice calatina tra gli autori più apprezzati dell’ultimo Novecento”. “Questo libro non fa altro che confermare la qualità della sua scrittura e soprattutto l’impegno che questa scrittura richiede” – come ha sottolineato il prof.